Forza Cav, accorpi
Forza Cav, accorpi. Faccia delle urne estive per il voto europeo e amministrativo anche un ospizio per il referendum sulla legge elettorale. I soldi risparmiati con il così detto election day e l’omaggio reso al diritto di espressione varranno mille volte più del timore di far arrabbiare Bossi e la sua tribù padana. Il Pd proverà a intestarsene il merito, visto che fino all’altroieri aveva fatto di questa soluzione una sua sensata battagliuzza per gettare discordia nella maggioranza.

Forza Cav, accorpi. Faccia delle urne estive per il voto europeo e amministrativo anche un ospizio per il referendum sulla legge elettorale. I soldi risparmiati con il così detto election day e l’omaggio reso al diritto di espressione varranno mille volte più del timore di far arrabbiare Bossi e la sua tribù padana. Il Pd proverà a intestarsene il merito, visto che fino all’altroieri aveva fatto di questa soluzione una sua sensata battagliuzza per gettare discordia nella maggioranza. Pure i cugini di An e Fini in particolare, referendari per il bipartitismo, se ne rallegreranno poiché avevano sollevato la questione nel congresso fondativo del Pdl. Ma oggi è tutto diverso, oggi la vocazione egemonica del berlusconismo umanitario è talmente in salute da potersi permettere qualsiasi scarto, sopra tutto se ben calibrato. Il cataclisma d’Abruzzo autorizza a essere un po’ sparagnini e tanto coscienziosi, i soldi non spesi potrebbero finanziare un poco di ricostruzione e la pioggia dei consensi ricavati verrebbe alla fine equamente ripartita. Oltretutto – e di là dall’esito di un referendum che potrebbe poi essere corretto da un successivo accordo sul sistema elettorale – l’eventuale intesa sull’election day rafforzerebbe l’impressione virtuosa che il ceto politico nazionale stia reagendo con insolita armonia all’emergenza sismica, precipitando perfino nella bassa quota del Parlamento quel sentimento di comunanza solidale innescato dallo sciame abruzzese.
Bossi si accontenterà del federalismo fiscale, ché tanto quello non glielo leva nessuno dacché ha saputo rinunciare alle ronde-per-decreto in cambio di una seconda astensione del Pd (alla Camera) su una riforma destinata ad arricchire presto il granaio elettorale dei padani. E se poi la Lega non riuscirà a farsene una ragione, che si getti apertamente nella contesa per disinnescare il quorum referendario, insieme con tutti gli altri calibri parlamentari medio-piccoli. Gli argomenti pro o contro la consultazione voluta da Segni e Guzzetta non mancano e saranno oggetto di rivisitazioni e commenti. Ma l’essenziale, adesso, è la volontà d’impugnare il senso di responsabilità più convincente per alimentare il clima di concordia nazionale. Forza Cav, conceda ascolto all’opposizione, premi la fatica civica di chi ha raccolto le firme e dirotti un ulteriore e odioso capitolo di spesa elettorale verso l’arsenale italiano della solidarietà.